Riserva Naturale Grotta Conza

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Descrizione

Ubicazione: Palermo (PA)
Superficie: 12,34 HA
Tipo di interesse scientifico: Speleologico – Strutturale
Grado di interesse scientifico: Regionale
Categoria: Puntuale

Il Geosito coincide con il motivo istitutivo della Riserva Naturale Regionale Grotta Conza, cavità carsica con forme di erosione marina. Nell’area del palermitano risulta essere l’unica grotta con un andamento ascendente. La sua formazione è legata a processi carsici, favoriti dalle presenza di Argilliti del Flysch Numidico interposti tra le carbonatiche Unità Panormide superiore e ’Unità Panormide intermedia. Rappresenta uno dei pochi siti del settore dei Monti di Palermo in cui è osservabile il piano di scorrimento tra le due Unità, visibile all’ingresso della grotta. La pendenza del pavimento del salone della grotta, che si sviluppa verso l’interno con un angolo di circa 30°, coincide con i valori di pendenza attribuiti al piano di sovrascorrimento, così come riportati dalla letteratura geologica. La grotta, il cui ingresso è posto ad una quota di 197 m alle pendici di Pizzo Manolfo, deve la sua origine all’azione di dissoluzione carsica in concomitanza ai processi gravitativi, esplicatisi tramite frane di crollo che hanno interessato la volta della cavità e i cui accumuli sono tuttora presenti sul pavimento. Il periodo di formazione di risale al Pleistocene medio-superiore. Dal punto di vista ideogeologico la grotta si configura come una grande risorgenza costituita da un unico ambiente di circa 90 m di lunghezza. La zona principale è rappresentata dall’ampio salone iniziale, di forma semiellittica, largo 25 m e alto circa 10 m. Sulle pareti e sul soffitto si possono osservare diversi tipi di speleotemi come vaschette, stalattiti, stalagmiti e  sottili e trasparenti cannule, lo stadio iniziale nella formazione delle stalattiti. La grotta è stata rifugio dell’uomo paleolitico, testimoniato dai resti di pasto, frammenti ossei di mammiferi e molluschi, utensili in selce e ossidiana ritrovati nel talus all’ingresso della cavità.

Molte zone che in epoca remota erano ricoperte da lussureggianti boschi sono adesso caratterizzate da ambienti di gariga e prateria steppica, stadi degradati della preesistente macchia mediterranea, dove la specie più rappresentativa è l’Ampelodesma (Ampelodesmos mauritanicus) detto volgarmente “ddisa”. Ambienti questi sviluppatisi in seguito al passato sfruttamento agro-silvo-pastorale dei suoli, con il progressivo taglio dei boschi ed il massiccio allevamento degli ovini.

Con l’abbandono adesso di queste pratiche agricole, si sta assistendo nelle zone a più bassa pendenza, ad un progressivo ritorno della macchia, con la presenza di specie come l’Euforbia arborescente (Euphorbia dendroides), il Pomo di Sodoma (Solanum sodomaeum), la Salsapariglia (Smilax aspera) e l’Asparago bianco (Asparagus acutifolius).

La vegetazione rupestre che cresce spontanea in nicchie e anfratti delle pareti rocciose e nei tratti a balze di raccordo tra il pianoro che sovrasta la grotta e le zone meno acclivi, è caratterizzata dalla presenza del Cappero (Capparis spinosa), del Fico d’India (Opuntia ficus indica), dal Garofano di montagna (Dianthus rupicola).

Infine, nella zona attorno alla grotta, sono caratteristici i rimboschimenti con essenze di Pino d’Aleppo (Pinus halepensis), Cipresso (Cupressus), Acacia (Acacia constricta) ed Eucalipto (Eucalyptus).

La Flora

L’associazione vegetale che esprime con uno stadio maturo il carattere climatico dell’area di Riserva, è rappresentata dalla foresta mediterranea sempreverde con dominanza delle specie di Carrubo (Ceratonia siliqua), Olivastro (Olea europea var. silvestris), Palma nana (Chamaerops humilis) e altre specie arbustive.

Molte zone che in epoca remota erano ricoperte da lussureggianti boschi sono adesso caratterizzate da ambienti di gariga e prateria steppica, stadi degradati della preesistente macchia mediterranea, dove la specie più rappresentativa è l’Ampelodesma (Ampelodesmos mauritanicus) detto volgarmente “ddisa”. Ambienti questi sviluppatisi in seguito al passato sfruttamento agro-silvo-pastorale dei suoli, con il progressivo taglio dei boschi ed il massiccio allevamento degli ovini.

Con l’abbandono adesso di queste pratiche agricole, si sta assistendo nelle zone a più bassa pendenza, ad un progressivo ritorno della macchia, con la presenza di specie come l’Euforbia arborescente (Euphorbia dendroides), il Pomo di Sodoma (Solanum sodomaeum), la Salsapariglia (Smilax aspera) e l’Asparago bianco (Asparagus acutifolius).

La vegetazione rupestre che cresce spontanea in nicchie e anfratti delle pareti rocciose e nei tratti a balze di raccordo tra il pianoro che sovrasta la grotta e le zone meno acclivi, è caratterizzata dalla presenza del Cappero (Capparis spinosa), del Fico d’India (Opuntia ficus indica), dal Garofano di montagna (Dianthus rupicola).

Infine, nella zona attorno alla grotta, sono caratteristici i rimboschimenti con essenze di Pino d’Aleppo (Pinus halepensis), Cipresso (Cupressus), Acacia (Acacia constricta) ed Eucalipto (Eucalyptus).

Geologia

L’area in cui è ubicata la grotta Conza è caratterizzata, dal punto di vista geologico, dalla presenza di rocce carbonatiche prevalentemente calcaree.

Queste rocce costituiscono l’ossatura dei monti di Palermo e vanno fatte risalire ai periodi geologici del Mesozoico e Terziario. Nel caso specifico esse si sono formate in antichi mari tropicali grazie all’opera di organismi animali e vegetali con scheletro e gusci calcarei. In epoca più recente i movimenti tettonici hanno portato alla formazione dei rilievi montuosi che si possono osservare anche adesso.

La zona di maggior interesse geologico è rappresentata dalla grotta. Questa si è sviluppata nel corpo di un’antica paleofrana e la sua origine è da imputarsi alla concomitanza di diversi fenomeni naturali quali l’azione delle acque meteoriche, e cioè del processo carsico, e quella del mare quaternario che lambiva le falde dei monti di Palermo.

La grotta è formata da un unico grande ambiente che si apre con uno spettacolare antro di forma semiellittica. L’area antistante all’ingresso e la parte iniziale della grotta, che si presentano pressoché pianeggianti, sono caratterizzati dalla presenza di depositi di argille alluvionali.

La cavità prosegue all’interno della montagna ad andamento ascendente, con un percorso reso accidentato da un imponente accumulo di massi distaccatisi dalla volta per fenomeni di crollo. Una volta all’interno è più facile osservare la natura della roccia in cui è scavata la grotta, costituita da una breccia di detrito ricementato e terre rosse.

Poco sviluppati sono i fenomeni di concrezionamento, rappresentati prevalentemente da microvaschette e colate di calcite sui massi accatastati. Meno frequenti sono le stalattiti e le stalagmiti, a volte presenti solo sottoforma di delicate cannule.

La Fauna

L’area di riserva è caratterizzata dalla presenza di un discreto numero di specie animali facenti parte della fauna vertebrata. Tra gli uccelli è facile vedere ma soprattutto sentire molte specie che vivono all’interno del bosco come la Sterpazzolina (Sylvia cantillans), l’Occhiocotto (Sylvia melanocephala), il Verdone (Chloris chloris) ed il Fringuello (Fringilla coelebs). Negli spazi aperti invece si può ammirare il volo planato della Poiana (Buteo buteo), le veloci picchiate del Falco pellegrino (Falco peregrinus) o la classica posizione di volo detta “spirito santo” del Gheppio (Falco tinnunculus).

Buona parte della fauna vertebrata è possibile osservarla anche saltuariamente all’interno della grotta, in quanto vi abita per periodi limitati. La Volpe (Vulpes vulpes) nel periodo riproduttivo, l’Istrice (Histrix cristata) che vi si rintana nel periodo diurno per poi uscire all’imbrunire alla ricerca di cibo, ma anche l’Allocco (Strix aluco) che lo utilizza come posatoio per consumare il suo pasto, infatti è molto semplice ritrovarne i resti e le borre.

La fauna invertebrata presente all’interno della cavità, è risultata composta per la maggior parte di animali troglosseni, ovvero visitatori occasionali dell’ambiente sotterraneo, tutti appartenenti al phylum degli Artropodi, che possono svilupparsi e riprodursi in grotta, ma che sono destinati prima o poi a soccombere perché l’habitat non gli è congeniale.

Segni dell'uomo

Da sempre l’uomo è stato interessato ai molteplici aspetti dei “mondi sotterranei”, utilizzando speso le grotte come luogo di culto o sepoltura ed occasionalmente anche come dimora. Con il trascorrere dei tempi diventarono poi luoghi da espolare e da studiare in modo scientifico o per scopi utilitaristici.

Nell’area antistante l’ingresso, così come nella parte iniziale della grotta, si rinvengono i primi segni della plurisecolare frequentazione delle popolazioni locali, che utilizzavano questi luoghi per lo svolgimento delle normali pratiche agro-silvo-pastorali. Si notano, infatti, i resti dei recinti utilizzati come ricovero per le greggi, costituiti da muretti in pietrame a secco. All’interno del grande antro invece è possibile apprezzare l’alterazione cromatica dello strato superficiale della volta e delle pareti per le rilevanti tracce di nerofumo causato dai fuochi dei pastori che vi bivaccavano.

Le ricerche svolte nei decenni passati ci forniscono dati sul continuo uso antropico dell’area nel corso dei secoli. Occasionali ritrovamenti, hanno permesso di accertare una frequentazione della grotta da parte dell’uomo paleolitico. Nel talus antistante l’ingresso sono stati raccolti resti di pasto costituiti da frammenti ossei di mammiferi e molluschi, utensili litici in selce ed ossidiana, nonché frammenti di ceramiche.

Poco più in basso rispetto all’ingresso della grotta sono rinvenibili invece segni più moderni dell’utilizzo antropico del territorio circostante. Le residue aree del paesaggio agrario tradizionale, testimoniano il duro lavoro compiuto nel corso dei secoli dai contadini e dai pastori locali per rendere possibile la coltivazione di questi suoli. Si è resa infatti necessaria la realizzazione di opere di terrazzamento con muri in pietrame, per contrastare gli effetti negativi del dilavamento superficiale delle coperture agrarie da parte delle acque piovane.

Tra le colture tradizionali che ancora si possono osservare vanno ricordate quelle dell’Olivo, del Carrubo, del Ficodindia e del Sommacco. Particolarmente importante fu la coltivazione del Frassino, da cui si ricava la manna, prodotto naturale dai molteplici usi.

L’unica attività tradizionale presente ancora oggi nel territorio è l’allevamento del bestiame, sia ovino che bovino, svolto allo stato semi-brado.

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